sabato, 26 luglio 2014

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12 dicembre 2012

Immobili di interesse storico-artistico: IMU e IRPEF

In tema di immobili di interesse storico artistico le innovazioni che sono intervenute sono essenzialmente due:
• l’abrogazione della previsione di cui all’art.11 della L. n.413/91;
• il nuovo testo dell’art.37 del Tuir che al comma 4-bis prevede che per gli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico la riduzione sia elevata al 35%.

Da ciò è possibile confrontare le tre diverse ipotesi di immobili vincolati che l’operatore può affrontare:
- Immobile vincolato abitazione principale;
- Immobile vincolato a disposizione;
- Immobile vincolato concesso in locazione.


Immobile vincolato abitazione principale - Tale immobile concorreva a formare la base imponibile Irpef, ma poi in forza dell’art.10, co.3-bis del Tuir la stessa era in sostanza azzerata potendosi dedurre il reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e quello delle relative pertinenza.
Il regime attuale è rimasto inalterato.

Immobile vincolato a disposizione
- Tale immobile concorreva a formare la base imponibile Irpef per un importo pari alla sua rendita rivalutata maggiorata di un terzo. La rendita era però calcolata moltiplicando la consistenza catastale dell’immobile per la minore delle tariffe d’estimo prevista per le abitazioni della zona censuaria nella quale è situate il fabbricato.
Nel regime attuale l’immobile è da assoggettare a Imu la cui base imponibile (con riduzione del 50%) avrà come riferimento la rendita individuata con riferimento alla tariffa d’estimo propria del fabbricato.
L’assoggettamento a Imu comporta però che tale immobile non dovrà più scontare né Irpef né addizionali, in quanto l’imposta municipale sostituisce, a norma del co.1 dell’art.8 del D.Lgs. n.23/11 anche per la componente immobiliare, l’Irpef e le relative addizionali comunali e regionali dovute in riferimento ai redditi fondiari concernenti i beni non locati, e l'imposta comunale sugli immobili.

Immobile vincolato concesso in locazione
- Non si applicava la regola ordinaria che comportava in caso di locazione la tassazione dell’importo maggiore risultante tra il canone (ridotto del 15%) e la rendita catastale. Per tale immobile l’importo rilevante ai fini Irpef era sempre l’imponibile catastale. Nella sostanza tale immobile concorreva a formare la base imponibile Irpef per un importo pari alla sua rendita rivalutata calcolata sempre moltiplicando la consistenza catastale dell’immobile per la minore delle tariffe d’estimo prevista per le abitazioni della zona censuaria nella quale è situato il fabbricato.
Nel regime attuale la base imponibile torna a essere calcolata nei modi ordinari con un maggior abbattimento forfetario pari al 35%. Sarà proprio questa la situazione in cui saranno evidenti i maggiori aggravi.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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