giovedì, 28 agosto 2014

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23 gennaio 2014

Iscrizione Albo Unico Commercialisti

Sentenza della Cassazione sulla disciplina transitoria e sui diritti quesiti in merito all’accesso all’Albo Unico per i Ragionieri

Albo non per tutti i ragionieri – Una recentissima sentenza della Cassazione (n. 1173 depositata il 21 gennaio 2014) si è espressa in merito all’iscrizione all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con particolare riferimento al regime transitorio. La Corte ha chiarito che il ragioniere senza laurea, con abilitazione professionale conseguita nel caso di specie, nel 1960 e non iscritto alla data del 31 dicembre 2007 al precedente Albo dei ragionieri e dei periti commerciali, per averne richiesto la cancellazione, non ha titolo senza i requisiti chiesti, per essere iscritto al nuovo Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

L’unificazione degli Ordini - Il D.Lsg. 139/2005, ha unificato l’Ordine dei dottori commercialisti e quelli dei ragionieri e periti commerciali, nell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, con la costituzione presso gli Ordini territoriali, del relativo Albo. Oggi, come noto, l’Albo è costituito da due sezioni, la sezione A che contiene la categoria dei Commercialisti, e la sezione B che contiene la categoria degli esperti contabili.

Requisiti per l’iscrizione - L’articolo 36 del D.Lsg. 139/2005, dispone i requisiti per l’iscrizione al nuovo albo, per cui è necessario essere cittadino italiano, ovvero cittadino di uno Stato membro dell'Unione europea o di uno Stato estero a condizione di reciprocità, godere il pieno esercizio dei diritti civili, essere di condotta irreprensibile, avere la residenza o il domicilio professionale nel circondario in cui è costituito l'Ordine cui viene richiesta l'iscrizione o il trasferimento. Non possono ottenere l'iscrizione nell'Albo o nell'elenco speciale coloro che, con sentenza definitiva, hanno riportato condanne a pene che, a norma del presente ordinamento, darebbero luogo alla radiazione dall'Albo.

Per l'iscrizione dei dottori commercialisti nella Sezione A “Commercialisti” è inoltre necessario essere in possesso di una laurea nella classe delle lauree specialistiche (magistrale) in scienza dell'economia (64/S), ovvero nella classe delle lauree specialistiche (magistrale) in scienze economico-aziendali (84/S), ovvero delle lauree rilasciate dalle facoltà di economia secondo l'ordinamento previgente ai decreti emanati in attuazione dell'articolo 17, comma 95, della Legge 15 maggio 1997, n. 127. Si deve aver superato l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di dottore commercialista, secondo le norme vigenti all'epoca in cui l'esame è stato sostenuto.

Per l'iscrizione alla Sezione B “Esperti contabili” è necessario essere in possesso di una laurea nella classe delle lauree in scienze dell'economia e della gestione aziendale o nella classe delle lauree in scienze economiche, avere superato l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione, secondo le norme a esso relative.

Disciplina transitoria – Gli articoli 61 e 62 del D.Lgs. 139/2005 prevedono in particolare la disciplina transitoria, e secondo l’articolo 61 (comma 4 e 6) i professionisti che alla data del 31 dicembre 2007 sono iscritti nell'Albo dei dottori commercialisti o in quello dei ragionieri e periti commerciali vengono iscritti nella Sezione A Commercialisti dell'Albo di cui all'articolo 34, conservando rispettivamente l'anzianità della precedente iscrizione. Agli iscritti nella Sezione A, già iscritti nell'Albo dei dottori commercialisti spetta il titolo di "dottore commercialista". Agli iscritti nella sezione A, già iscritti nell'Albo dei ragionieri e periti commerciali spetta il titolo di "Ragioniere Commercialista".

Secondo invece quanto disposto dall’articolo 62 “diritti quesiti” (comma 1 e 2) possono fare domanda di iscrizione nella Sezione A Commercialisti dell'Albo coloro che, alla data del 31 dicembre 2007, abbiano conseguito l'abilitazione professionale in conformità al previgente ordinamento della professione di dottore commercialista e che alla medesima data non risultino iscritti nell'Albo, e possono fare domanda di iscrizione nella Sezione A Commercialisti coloro che, alla data del 31 dicembre 2007, abbiano conseguito l'abilitazione professionale in conformità a quanto prescritto dalla Legge 12 febbraio 1992, n. 183, e dal decreto del ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica 8 ottobre 1996, n. 622, e che, alla medesima data, non risultino iscritti nell'Albo.

Il caso – Nella vicenda trattata dalla Cassazione, vi è il caso di una ragioniera iscritta all’Albo dei ragionieri e periti commerciali (abilitata nel 1960) e poi cancellata nel 1999 su propria richiesta, che successivamente aveva reclamato il diritto alla re-iscrizione nel nuovo Albo dopo la fusione dell’Albo dei dottori commercialisti con quelli dei ragionieri. Il Consiglio dell’Ordine non aveva accettato la domanda di re-iscrizione, e successivamente il Consiglio Nazionale aveva rigettato il ricorso. Anche il reclamo presso il Tribunale, e poi il ricorso alla Corte d’Appello avevano avuto esito negativo. La Cassazione infine ha anche respinto il ricorso presentato negando definitivamente il titolo per l’iscrizione la nuovo albo.

Le motivazioni – La Suprema Corte, nelle motivazioni, ha evidenziato la mancanza da parte del professionista del requisito della laurea specifica e del superamento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista secondo la nuova normativa (Art. 36 del D.Lgs. 139/2005). Nel caso specifico vengono anche a mancare le condizioni per applicare la disciplina transitoria di cui all’articolo 61 del D.Lgs. 139/2005, posto che la continuità dell’iscrizione nel nuovo albo è assicurata ai ragionieri iscritti al 31 dicembre 2007 all’albo dei ragionieri e periti commerciali, mentre la salvaguardia dei “diritti quesiti” e prevista solo per i soggetti che a tale data pur non essendo iscritti nell’albo, abbiano conseguito l’abilitazione professionale. La Suprema Corte precisa anche, che non vi è nessun contrasto della normativa richiamata con l’articolo 3 della Costituzione, ovvero che non vi è una ingiustificata disparità di trattamento.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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