mercoledì, 23 luglio 2014

Stampa notizia

15 luglio 2011

Associazioni tra professionisti: le quote di partecipazione agli utili

Eventuali rettifiche devono essere effettuate prima dell’invio dell’Unico

Il riparto degli utili- Nelle associazioni senza personalità giuridica composte da persone fisiche esercenti in forma associata arti e professioni, le quote di partecipazione agli utili vengono determinate in base al valore dei conferimenti apportati dagli stessi soci all’atto della costituzione, in misura proporzionale.

Nelle società semplici- La norma di riferimento è l’art. 5 comma 2 del Tuir che stabilisce questo criterio di riparto presuntivo per le società semplici. Recita infatti: “Le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti dei soci (…)”.

Nelle associazioni professionali- Questo criterio di proporzionalità tra quote di partecipazione agli utili e conferimenti dei soci, previsto dal Tuir per le società semplici, viene applicato anche per le associazioni di professionisti ai sensi del comma 3, lettera c) dell’art. 5, dedicato ai “Redditi prodotti in forma associata”, che si apre equiparando proprio queste associazioni senza personalità giuridica con le società semplici.

Quote “nuove”- Qualora emerga un apporto degli associati diverso rispetto all’anno precedente, cambiano inevitabilmente le quote di partecipazione agli utili. Sempre nel comma 2, art. 5 Tuir, la norma prevede la possibilità per le quote di partecipazione agli utili, di una “diversa determinazione nell’atto pubblico o scrittura privata autenticata di data anteriore all’inizio del periodo d’imposta”.
E’ il caso di quel socio di uno studio professionale che procura clienti in misura maggiore rispetto agli altri associati. Se in sede di costituzione dell’associazione, vige un criterio presuntivo di riparto delle quote di partecipazione agli utili in misura proporzionale al valore dei conferimenti, a prescindere dell’effettiva percezione, ora nella quota del socio che ha portato maggiore lavoro allo studio, devono essere ovviamente ricomprese ad esempio, le ore di lavoro spese, nonché i benefici arrecati allo stesso studio. Le nuove quote devono risultare da atto pubblico o scrittura privata, sia per le società semplici che, in questo caso, per le associazioni professionali.

Il termine entro cui effettuare la modifica- Se è chiaro che la modifica delle nuove quote deve essere fatta mediante la redazione di atto pubblico o scrittura privata autenticata, dubbi risultano invece dall’individuazione del termine temporale entro cui deve essere redatto questo atto di modifica. In base al comma 3, lettera c) articolo 5 Tuir, atto o scrittura possono essere redatti “fino alla presentazione della dichiarazione dei redditi”. Le associazioni professionali presentano la denuncia dei redditi in via telematica e l’invio del Modello Unico deve essere effettuato entro il 30 settembre.

Significa che i soci possono redigere l’atto di modifica entro il 30 settembre?-
Da un’attenta lettura della norma si coglie l’intento del legislatore di prevedere per la redazione dell’atto, una data variabile. La norma si riferisce alla data di presentazione della denuncia dei redditi e non al termine ultimo per il suo invio, il 30 settembre. In buona sostanza, la redazione dell’atto di modifica delle quote, sia esso atto pubblico che scrittura privata autenticata, può avvenire fino al momento in cui viene effettuato l’invio telematico dell’Unico.
A titolo esemplificativo, se i soci vogliano inviare l’Unico il 30 luglio, la redazione dell’atto pubblico o scrittura privata in cui evidenziare un apporto diverso degli associati rispetto alle quote di partecipazione agli utili dell’anno precedente, deve essere effettuata prima del 30 luglio.

Mancata modifica- Nel caso in cui la modifica non sia tempestiva o manchi del tutto, le quote vengono ripartite secondo le previsioni contenute nell’atto o scrittura privata autenticata dell’anno precedente.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Per inserire i vostri commenti dovete registrarvi.