giovedì, 17 aprile 2014

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27 novembre 2012

Il postino telematico

Fanno ancora discutere le comunicazioni che Direttori Provinciali dell’Agenzia delle Entrate stanno inviando agli intermediari (non sappiamo quanti) per segnalare un rapporto a suo dire anomalo tra le comunicazioni di irregolarità ed il numero delle dichiarazioni trasmesse.

Il comunicato è particolarmente laconico, perché non indica né numeri né percentuali né ragioni delle irregolarità segnalate. Il che rende impossibile per il destinatario fare alcun tipo di valutazione – anche perché non è detto che dette comunicazioni di irregolarità gli siano pervenute.

Preoccupante, ma molto preoccupante, è quel che sottende tale tipo di comunicazioni.

Sembra che i Direttori non conosca le regole fondamentali degli invii telematici.
Su questo, in verità, siamo anche solidali con lui, visto che la procedura ha pecche clamorose in ordine alla legittimità ed alla ragionevolezza che non dipendono da loro. Ma andiamo con ordine.

Non risulta che i contribuenti siano obbligati a possedere dispositivi di firma elettronica certificata. Perciò non v’è dubbio alcuno che la sottoscrizione della dichiarazione prescritta dall’art. 1 comma 3 DPR 322/1998 sia di tipo analogico.

Ciò significa che la dichiarazione, quella originale, ha certamente forma cartacea. Tuttavia se ne prescrive l’invio telematico (art. 3 comma 2 DPR 322/98).

Già qui sorge qualche interrogativo, giacché un documento cartaceo non può certamente essere trasmesso in via telematica, se non previa conversione dello stesso in modalità digitale, seguendo tutte le prescrizioni già previste dalla legge ordinaria (leggasi scannerizzazione, firma digitale, archiviazione).

Curiosamente, le modalità tecniche di trasmissione previste dal comma 11 dell’articolo 3 citato non prevedono affatto la conversione delle dichiarazioni in formato digitale. Infatti la conversione presupporrebbe la possibilità di abbandono definitivo della validità del documento cartaceo, che viene però smentita dal comma 9-bis (prescrive la conservazione della copia delle dichiarazioni trasmesse “ANCHE SU supporti informatici”, non solo “SU supporti informatici” ). Richiedono invece la generazione di un file “distinto e separato” dalla dichiarazione stessa, che, secondo un tracciato fissato dall’Agenzia delle Entrate, dovrebbe includere le sole informazioni alfanumeriche che costituiscono il contenuto informativo della dichiarazione. E’ quindi richiesta all’intermediario una vera e propria attività di “ricopiatura” dei dati analogici contenuti nella dichiarazione cartacea in un formato elettronico (umanamente) illeggibile ma di cui deve attestarne la conformità.

Ancor più curiosamente, le conoscenze necessarie per ottenere l’abilitazione all’invio telematico non sono di natura informatica o notarile – come ci si sarebbe dovuto aspettare, trattandosi fondamentalmente di attività di elaborazione informatica di dati e di autentica/conformità degli stessi rispetto ad un documento originale analogico – ma sono di natura tributaria o di altro tipo (cfr. art. 3 comma 3 DPR 322/1998).

Quale sia il nesso tra il requisito tecnico (informatico) e requisito legale (tributario) per svolgere questa conversione informatica ci risulta difficile da comprendere.

Va poi osservato che il comma 4 del citato art. 3 imputa agli intermediari abilitati una responsabilità circa le irregolarità che siano commesse nello svolgimento dell’attività di trasmissione (cioè, tra l’altro, sulla conformità dei dati inviati), per la quale serve la conoscenza informatica, e non per quelle relative al suo contenuto (per il quale, invece, è utile la loro specifica professionalità).

E veniamo alle dichiarazioni “irregolari”, che possiamo distinguere in varie categorie in relazione al grado di possibile percezione della loro irregolarità da parte dell’intermediario.

Una prima categoria contiene irregolarità inesistenti. Molto spesso (a noi risulta sia la maggioranza dei casi) le irregolarità non sussistono, ma sono irregolari le comunicazioni ricevute dall’Agenzia. Sul punto ci sarebbe da chiedersi quali provvedimenti vengano presi dall’Agenzia a carico dei funzionari che si rendono responsabili dell’invio di comunicazioni errate, ed in che misura, in tali casi, viene riconosciuto direttamente dall’Agenzia un rimborso spese a favore del contribuente che controbilanci il rimborso spese – sotto forma di sanzione – che viene invece richiesto nel caso opposto.

Una seconda categoria contiene irregolarità non percepibili dall’intermediario, quali ad esempio versamenti presentati dal contribuente in compensazione (ergo: F24 “a zero”) non inseriti nella dichiarazione. Nel qual caso non si vede quale potenziale responsabilità possa essere addebitata al medesimo.

La terza e la quarta categoria contengono rispettivamente irregolarità di cui l’intermediario si è accorto perché segnalate in sede di “controllo entratel” ovvero di cui l’intermediario non si è accorto e che non sono nemmeno state segnalate dal controllo entratel.

La quinta categoria – forse la più disgraziata – riguarda casi in cui l’errore del file telematico è segnalato come “bloccante”, ma ciònondimento l’intermediario ha proceduto all’invio forzando il sistema.

La domanda è: come dovrebbe comportarsi l’intermediario negli ultimi tre casi?
È per lui possibile modificare la dichiarazione già firmata dal cliente per risolvere (semprechè sia possibile) l’errore rilevato? Può rifiutarsi di inviare una dichiarazione firmata dal contribuente che contiene un “errore bloccante”?

La risposta è univoca per tutti i casi: NO.

L’intermediario non ha affatto il potere di rettificare la dichiarazione irregolare firmata dal cliente. Anzi, è proprio questo il comportamento che lo porterebbe dritto dritto verso la responsabilità personale, sino alla revoca dell’abilitazione.

Insomma, come la fa, la sbaglia:
•se corregge la dichiarazione, l’Agenzia, nel quadro dei controlli agli intermediari, gli contesterà di non aver inviato dichiarazioni conformi.
•se non corregge la dichiarazione, l’Agenzia lo invita “ad effettuare una ricognizione delle cause che hanno prodotto tali comunicazioni di irregolarità. Tanto al fine di evitare, in futuro, di commettere gli stessi errori o omissioni nella trasmissione delle dichiarazioni”.

Ma noi lo sappiamo bene: siamo in Italia, la patria delle ipocrisie.

Quel che si pretende veramente (ed è quello che, purtroppo, sappiamo bene si fa), è che l’intermediario sistemi la dichiarazione, la invii, e si procuri “ex post” la firma del cliente nella speranza che il cliente condivida la rettifica. Ed in altro modo non possiamo leggere lo striminzito termine concesso (5 giorni, festivi inclusi) per reinviare dichiarazioni che venissero scartate dal sistema Entratel: senza false ipocrisie, come si pensa che si possa, in 5 giorni, accorgersi dello scarto, scoprire l’errore, trovare il modo di rimediarvi, ristampare la dichiarazione cartacea, farla pervenire al cliente, raccogliere la firma autografa sua e, laddove occorra, di tutti gli organi di controllo, assumere un nuovo mandato per il reinvio, rigenerare il file e ritrasmetterlo?

E’ chiaro che “il legislatore” sta facendo il furbo: pretende da noi pratiche impossibili, si arroga il potere di controllarci per scoprire che era impossibile rispettare quelle regole, e ci fa pure la morale.

Consiglio Nazionale: se ci sei (ma non ci sei), batti un colpo!

Maria Gabriella Cogliani e Giampiero Guarnerio

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antonio gianni baldon27/11/2012

buongiorno,
tempo fa stavo pensando che la soluzione migliore per operare fosse quella di cessare gli invii telematici e affidarsi a dei CAF, con loro grande felicità.
penso che l'ora sia arrivata.
faccio parte di quella categoria che prima di inviare le dichiarazione le rincontrolla più volte ad evitare sviste. un paio di volte mi è capitato di dover forzare a causa di problemi dei programmi di controllo (confermato dal servizio 8488800444). un paio di giorni fa mi perviene la grave accusa di aver sbagliato (?) numerose comunicazioni.
gli avvisi bonari che pervengono ai miei clienti contengono solo richieste di pagamenti non effettuati (dal cliente), oppure ravvedimenti operosi non incrociati dall'agenzia o crediti inizialmente non riconosciuti, successivamente utilizzati.
errori miei non ne ricordo.
credo che procederò alla disdetta del servizio telematico per utilizzare i CAF (loro si che sono più bravi!).
qualche collega medita anche di cancellarsi dall'ordine.
OK, COSTITUIAMO UNA LIBERA ASSOCIAZIONE.
con ossequi, ciao! (da Luca Goldoni)
Antonio Gianni Baldon

LENA MARIGLIANO27/11/2012

Vorrei segnalare abuso che, a mio modesto parere, le camere di commercio stanno adoperando circa l'incompleto versamento del tributo camerale ; nel caso del nostro cliente trattasi di mancato versamento del diritto annuale anno 2009 di euro 0.45; la sanzione del 10% è stata applicata sul totale tributo dovuto e non sull'omesso versamento. Si segnale come la differenza non versata è scaturita da mero errore di arrotondamento poichè il tributo camerale a differenza delle imposte dirette e indirette va arrotondato all'unità di euro. Cordiali saluti lena Marigliano