giovedì, 18 dicembre 2014

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4 marzo 2014

Società inattiva

Ci si è chiesti come ci si debba comportarsi con una S.r.l., costituita nel 2010, che ha sempre svolto l’attività di costruzione edile, se nel 2014, non avendo commesse, non effettua operazioni attive.
L’amministratore della società (unico) non ha alcuna intenzione di cessare la società, in quanto potrebbe comunque presentarsi l’occasione di qualche lavoro.
Ci si è chiesti se fosse possibile comunicare al Registro delle Imprese che la società è inattiva, così mettendola al riparo dagli studi di settore, tenendo di fatto la società in stand-by.
Se fosse possibile, tale situazione potrebbe perdurare anche per anni?
L’alternativa potrebbe essere la messa in liquidazione e poi la remissione in bonis – revoca dallo stato di liquidazione - nel caso in cui si presentino nuove commesse. Ciò evidenzierebbe però, verso i terzi, lo stato di liquidazione.


La società può rimanere inattiva per anni, per tutto il tempo in cui non riprende l’attività. Ovviamente deve esserci una motivazione alla base. Solitamente succede in sede di costituzione, per attività che sono subordinate al rilascio di autorizzazioni.

In generale, una società che non svolge nessuna attività è esclusa dagli studi di settore (codice di esclusione “7”), ma è tenuta ad allegare lo studio di settore.
Infatti, nel caso in cui un soggetto sia in possesso di un codice attività, per il quale è stato approvato il relativo studio di settore, ai sensi della Legge 8 maggio 1998 n. 146 e del D.P.R. 31 maggio 1999 n. 195, egli è obbligato a comunicare all’Amministrazione Finanziaria i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi studi di settore.
Tuttavia, la norma, in alcuni casi, prevede la possibilità di essere esclusi da questo adempimento, come nel caso prospettato nel quesito in cui la società, che non svolge nessuna attività, si trova in un “periodo di non normale svolgimento dell’attività” (causa di esclusione n. 7).
La Finanziaria 2007 (articolo 1, comma 19) ha comunque previsto che anche in queste situazioni si è tenuti alla compilazione dei modelli per la raccolta dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi, pur non essendo soggetti all’accertamento da studi di settore.
Dunque, i contribuenti che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività devono compilare comunque il modello degli studi di settore (senza applicarlo) con l'indicazione nelle note aggiuntive della motivazione di non normale svolgimento dell'attività.

Il contribuente è escluso da congruità dei ricavi/compensi e compila lo studio ai soli fini statistici e non compila il modello INE.
Si considerano situazioni di non normale svolgimento dell’attività:
a) l’impresa che non ha iniziato l’attività produttiva (es. la costruzione dell’impianto da utilizzare per lo svolgimento dell’attività si è protratta oltre il primo periodo d’imposta, per cause non dipendenti dalla volontà dell’imprenditore; non sono state rilasciate le autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dell’attività, a condizione che le stesse siano state tempestivamente richieste; viene svolta esclusivamente un’attività di ricerca propedeutica allo svolgimento di altra attività produttiva di beni e servizi, se l’attività di ricerca non consenta di per sé la produzione di beni e servizi e quindi la realizzazione di proventi);
b) si è verificata l’interruzione dell’attività per tutto il periodo d'imposta a causa della ristrutturazione di tutti i locali in cui viene esercitata l’attività;
c) periodo di imposta in cui viene concessa in affitto l’unica azienda, da parte sia di una ditta individuale che di una società;
d) sospensione dell’attività ai fini amministrativi con comunicazione alla CCIAA;
e) si è verificata l’interruzione dell’attività per la maggior parte dell’anno a causa di provvedimenti disciplinari (sospensione dall’albo di un professionista abilitato).

Gli studi di settore vanno allegati alla Dichiarazione dei redditi (modello Unico) e inviati all’Amministrazione Finanziaria. Dato che, essendo la società inattiva, si dovranno indicare i dati con valori pari a zero, il controllo in Entratel del file diagnostico potrebbe presentare errori bloccanti. In questi casi, il software per la compilazione dei dichiarativi, nel quadro “dati per invio telematico”, prevede di optare per la conferma dell’errore al fine della generazione del file telematico, cosicché nella fase di controllo in Entratel il file diagnostico rileva la presenza di errori confermati e la possibilità di inviare la dichiarazione.

Diverso il caso del soggetto che cessa l’attività: egli è escluso da congruità dei ricavi/compensi con causa "2" e compila lo studio di settore ai soli fini statistici.
Anche in questo caso, ciò che rileva è l’abbandono “di fatto” dell’attività, a prescindere da eventuali comunicazioni ai pubblici uffici. In generale coincide con la cessazione della Partita Iva (salvo il caso di operazioni straordinarie) quale elemento indicativo dell’assenza di operazioni attive.

Attenzione però al fatto che anche se la società è inattiva non esclude la stessa dalla disciplina delle società di comodo, salva la possibilità di presentare interpello disapplicativo o godere di casi particolari di esclusione o disapplicazione automatica. Il soggetto sarà probabilmente tenuto a tassare e dichiarare un reddito minimo stabilito dalla normativa in questione.

Le società iscritte al registro delle imprese che risultano inattive sono comunque tenute a pagare il diritto annuale alla Camera di commercio. Il diritto rappresenta, infatti, il corrispettivo dovuto per l'iscrizione (cfr. Sentenza 31/1/2013 della Ctp di Sondrio).
L'ente camerale ha sostenuto, infatti, in quell’occasione che il tributo è dovuto da ogni impresa iscritta indipendentemente dallo stato o dalla fase in cui si trova.
Anche per i giudici della CTP di Sondrio, la legittimità dell'iscrizione al registro anche delle imprese che risultano ancora inattive deriva proprio dal regolamento istitutivo (D.P.R. 581/1995).
Ad avviso del collegio, quindi, devono pagare il diritto camerale anche le società iscritte che non hanno mai svolto alcuna attività connessa al perseguimento dell'oggetto sociale. Nella sostanza, prosegue la sentenza, il diritto annuale rappresenta un tributo dovuto per il fatto di essere iscritti al registro delle imprese e il suo mancato versamento non può portare alla cancellazione della società inadempiente.

La S.r.l. è comunque tenuta a presentare i modelli dichiarativi, pur in assenza di operazioni attive.

Dal punto di vista contabile, poi, dato l’eventuale mancato utilizzo delle immobilizzazioni sarebbe opportuno sospendere l'ammortamento, qualora vi fossero dei cespiti in capo alla S.r.l. In tale circostanza il valore dei cespiti dovrà essere ridotto a quello di netto realizzo.
Così come la deduzione dei costi sarebbe possibile solo quando venissero prodotti i primi ricavi.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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