sabato, 25 ottobre 2014

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18 luglio 2011

Verifica fiscale: il conteggio dei 30 giorni

Il periodo va calcolato «come periodo continuativo di 30 giorni lavorativi»

Scadenza Termine Proroga
La brutta abitudine: Una prassi abbastanza diffusa, nel corso di una verifica fiscale, è quella del protrarre la stessa in maniera da farle sconfinare nella vessazione. A tale modo di procedere aveva provato a porre un argine lo Statuto dei diritti del contribuente, spesso purtroppo aggirato con interpretazioni discutibili da parte dell'amministrazione finanziaria.

CTR Lombardia – Su tale comportamento, è intervenuta di recente la commissione tributaria regionale della Lombardia, con sentenza dell'8 luglio 2011,fornendo una interpretazione "garantista" e mettendo nero su bianco che quel periodo di 30 giorni (prorogabili di altri 30) per la permanenza degli operatori del Fisco nella sede del contribuente va inteso in senso continuativo e non invece frazionato come aveva, ancora una volta, provato a sostenere l'amministrazione.
Viene pertanto accolta così su questo punto la tesi difensiva , con la quale si sottolineava la natura perentoria del termine di 30 giorni previsti dalla legge 212 del 2000.

Il conteggio dei 30 giorni - Ma non solo. Ancora più rilevante è la modalità del conteggio dei giorni per il raggiungimento della scadenza. L’agenzia delle Entrate, nell'ambito di un accertamento che coinvolgeva una società relativo a rettifica Irpeg, Irap e Iva, aveva infatti precisato che non esisteva alcuna prova del fatto che la Guardia di Finanza avesse violato il termine di 30 giorni perché lo statuto parla di «giorni lavorativi» e, durante il periodo della verifica, erano state disposte varie giornate di sospensione dell'attività, erano stati compresi weekend non lavorativi e le festività di Pasqua. Quindi la durata doveva essere intesa in maniera frazionata e comprendere solo i giorni di effettivo svolgimento dell'intervento.
Ma è proprio questo modo di interpretare la normativa che non va bene, spiegano i giudici della commissione di Milano. Non può essere approvata una maniera di conteggiare i 30 giorni che si riferisce alla somma dei singoli giorni di effettiva presenza dei verificatori nel domicilio del contribuente.
Si tratta, sottolinea la commissione, di una lettura che «lascerebbe arbitri gli stessi verificatori di decidere la durata effettiva della verifica, potendo limitare a qualche giorno alla settimana o addirittura al mese l'accesso effettivo presso il contribuente». Con un effetto immediato di svuotamento di una norma che ha invece come obiettivo quello di limitare i danni per l'attività commerciale o professionale del contribuente.
Il periodo va pertanto calcolato «come periodo continuativo di 30 giorni lavorativi che, iniziando da data certa abbia un termine obiettivamente preventivabile altrettanto certo, salvo ulteriore periodo di 30 giorni, unito al precedente senza soluzione di continuità e tempestivamente autorizzato in modo che non vi sia alcun tempo di permanenza presso il domicilio del verificato privo di autorizzazione».

Una diversa lettura, ricordano i giudici, lascerebbe nei fatti il contribuente alla mercè dei verificatori «in una situazione di stallo professionale e commerciale» anche per il fatto di non potere disporre della documentazione contabile perché sigillata e messa a disposizione degli operatori fiscali.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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