domenica, 26 ottobre 2014

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16 gennaio 2013

Unico: rettifica se regolarmente presentato

L’emendabilità deve sempre riguardare errori commessi nella dichiarazione originaria

Premessa – Le pronunce giurisprudenziali degli ultimi anni confermano la possibilità per il contribuente di rettificare la dichiarazione a condizione che questa risulti regolarmente presentata.

La correzione di Unico - Tutto parte dalla corretta interpretazione dell'art. 2, co. 8-bis, D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322. In particolare, la disposizione prevede la possibilità di rettificare a favore del contribuente, la dichiarazione già presentata, consentendo di ridurre il reddito originariamente dichiarato o l'imposta a debito, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione successiva. Va detto che la disposizione non prevede espressamente le ragioni dell'emendabilità. Tuttavia, prima l'Amministrazione, e poi la giurisprudenza di legittimità hanno ritenuto che la rettifica possa essere effettuata solo se la dichiarazione originariamente presentata contenga degli errori, escludendo tale facoltà in presenza di scelte/opzioni consapevoli che, a distanza di tempo, si intendano modificare.

Cassazione - Il 6 giugno 2002, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, hanno affrontato il problema dell'emendabilità della dichiarazione presentata dal contribuente. Sino a quel momento, infatti, esistevano due indirizzi contrapposti. L’uno, allora maggioritario, riteneva che la dichiarazione fosse “irretrattabile” e che il giusto prelievo fiscale fosse comunque salvaguardato dal diritto di rimborso per eventuali maggiori imposte erroneamente versate. Il secondo orientamento, affermava l'emendabilità da parte del contribuente degli errori, anche non materiali e di calcolo, in quanto la dichiarazione non ha valore confessorio o costitutivo del debito d'imposta, ma si inserisce come un atto iniziale nell'ambito di un procedimento amministrativo volto all'accertamento e alla riscossione. Le Sezioni Unite hanno condiviso quest'ultima tesi, ritenendo rimovibili gli effetti di una dichiarazione che si dimostri frutto di un errore.

Ultime pronunce
- La sentenza 28 febbraio 2011, n. 4776 della Cassazione, riconfermando integralmente i principi già espressi, ha precisato che la possibilità di presentare un'istanza di rimborso per il recupero delle maggiori imposte versate in seguito a errore, deve ritenersi facoltativa ed alternativa alla rettifica, in quanto se fosse obbligatoria, si attribuirebbero conseguenze sfavorevoli all'errore rettificato, che mal si concilierebbero con l'osservanza dei citati principi costituzionali. In buona sostanza, dunque, il contribuente può rettificare la propria posizione scegliendo alternativamente se rettificare la dichiarazione presentata ovvero richiedere a rimborso le somme versate erroneamente.

Sentenza 5299/2012
– Da ultimo la sentenza 4 aprile 2012, n. 5299 della Suprema Corte ha chiarito ulteriormente il limite temporale dell'emendabilità. Precisava infatti, che la possibilità di correzione c’è anche in sede contenziosa, svincolando, così la disposizione, dai limiti rigorosi sopra indicati. È possibile, infatti, che il contribuente possa accorgersi dell'errore proprio in seguito ad una cartella di pagamento ricevuta ovvero a un provvedimento emesso da parte dell'Agenzia delle Entrate. In questo caso, il contribuente, evidentemente provando le proprie ragioni, può rettificare quanto dichiarato, quindi riportare la tassazione a quanto realmente dovuto.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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