giovedì, 24 luglio 2014

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17 ottobre 2011

Diniego dell’interpello disapplicativo sulle società di comodo: l’impugnazione è ammessa

Il rifiuto della richiesta di disapplicare la disciplina sulle società non operative è impugnabile innanzi al giudice tributario. Lo stabilisce la Cpt di Reggio Emilia con la sentenza n. 154/4/11.

Richiesta di disapplicazione della disciplina sulla società di comodo impugnabile innanzi al giudice tributario. E’ questo il principio fondamentale che scaturisce dalla sentenza n. 154/4/11 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia e depositata lo scorso 21 settembre.

Il caso- Nel caso di specie, una holding aveva presentato ricorso contro l’Agenzia delle Entrate, nei confronti dell’atto di recupero del credito Iva annuale indebitamente usato in compensazione, secondo il Fisco. L’Agenzia delle Entrate specifica che la holding in questione deve considerarsi società di comodo, non avendo superato il test di operatività e come tale non può richiedere il rimborso o l’uso in compensazione del credito eccedente che deriva dalla dichiarazione Iva.

Interpello disapplicativo- La società presenta l’istanza di disapplicazione della disciplina sulla società non operativa, adducendo il fatto che la stessa holding è stata fondata nel 2005 per curare la realizzazione di un progetto importante: l’Autodromo del Veneto “Motor city”. Nello stesso anno, la holding in questione ha acquisito la titolarità del capitale sociale di un’altra società e il 48% di una seconda, divenendo così controllante di due società. Tenuto conto della complessità dell’iniziativa e dei tempi tecnici di realizzazione, una sorta di città dell’auto con autodromo incluso, la stessa holding ha previsto che, stante queste condizioni oggettive, non risulti possibile la realizzazione di un benché minimo reddito e come tale risulterebbe giustificata la richiesta di disapplicazione della disciplina sulle società non operative, presentata per i periodi di imposta 2007 e 2008 e negata dall’Agenzia delle Entrate.

Decisione- La holding presenta così ricorso dinnanzi alla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia. Nel giudizio, affrontando il problema sull’ammissibilità o meno del ricorso, la Ctp emiliana rammenta come già la Cassazione, con sentenza n. 8663/2011, ha stabilito che, in tema di contenzioso tributario, il diniego da parte dell’Agenzia delle Entrate di disapplicare una normativa antielusiva, è qualificabile come atto definitivo in sede amministrativa e recettizio con immediata rilevanza esterna. E’ inteso, in altre parole, come un’ipotesi di rifiuto di agevolazione, come tale impugnabile innanzi alle Commissioni tributarie. Nel caso di specie, allora, l’istanza di disapplicazione della normativa prevista per le società di comodo, rifiutata dall’Amministrazione finanziaria, è un atto che può essere impugnato innanzi al giudice tributario. La Suprema Corte di Cassazione ha sancito così che il potere attribuito all’organo verificatore, in questo caso l’Agenzia delle Entrate, è un potere di ordine tecnico che si limita cioè a valutare la forza probante della documentazione che ha presentato il contribuente.

Mancata impugnazione- Se il diniego in oggetto non viene però impugnato nei termini di rito, si rende definitiva la carenza del potere di disapplicazione della norma antielusiva in capo all’istante, come si legge nella sentenza della Ctp di Reggio Emilia. In altre parole, se manca questa impugnazione dell’atto di diniego, il contribuente decade dal potere di disapplicare la disciplina sulle società di comodo.

Ricorso ammissibile- La Ctp emiliana allora ritiene che la holding ricorrente deve essere rimessa in termini per la tutela del proprio diritto e che ciò possa avvenire considerando l’atto impugnato come impugnabile non per vizi suoi propri, ma per vizi dell’atto presupposto, ossia il provvedimento di rigetto dell’istanza di disapplicazione emesso dall’Amministrazione finanziaria e come tale il ricorso è dichiarato ammissibile. La società holding, considerata dalle Entrate come non operativa, può impugnare l’atto con cui l’Amministrazione finanziaria ha rifiutato la disapplicazione della normativa sulle società non operative dinnanzi alla competente Commissione tributaria provinciale.
Autore: Redazione Fiscal Focus

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