16 luglio 2012
Il Decreto editoria è legge
I principi ispiratori della normativa sono quelli della trasparenza e della professionalità: requisiti per accedere al finanziamento più rigidi.
L’approvazione – Approvata definitivamente dall’aula della Camera la legge di conversione del Decreto Legge sull’editoria, che dovrebbe portare a una disciplina più omogenea e coerente dei contributi per le testate giornalistiche. Il testo è stato votato positivamente da 454 deputati, mentre i contrari sono stati 22 e gli astenuti 15.
Le caratteristiche – Il provvedimento è stato elaborato e messo a punto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Paolo Peluffo, e riguarda i requisiti d’accesso ai contributi pubblici nell’ambito dell’editoria. Numerose sono state le novità introdotte. Ne elenchiamo brevemente i punti più importanti.
Testate giornalistiche online – Da adesso in poi anche i giornali online potranno beneficiare dei contributi pubblici, previa verifica di alcuni requisiti. Alla stampa digitale sono dedicati gli articoli 3 e 3bis, ai quali dovranno però seguire una serie di disposizioni in materia che vadano a definire le differenze tra i giornali “tradizionali” e quelli “digitali”. Per ottenere i finanziamenti la testata dovrà essere accessibile online anche gratuitamente e garantire informazioni quotidiane con almeno dieci articoli al giorno. I contributi per la pubblicazione poi, saranno erogati per il 70% dei costi sostenuti, e per 0,10 euro per ogni copia digitale se viene venduta in abbonamento.
Significato di testate digitali – Vengono considerate testate digitali quelle che presentano determinate caratteristiche: prima tra esse un sistema di gestione di spazi pubblicitari, la possibilità di inserire commenti e la previsione della registrazione e della moderazione, così come la possibilità di distribuzione anche su dispositivi mobili quali smartphones e tablet.
I requisiti – Rispetto al testo che era stato approvato dal Consiglio dei ministri sono state previste delle modifiche che hanno portato alla definizione dei requisiti di accesso ai contributi in modo da essere più selettivi. Dal prossimo anno quindi, i giornali dovranno vendere almeno il 25% delle copie di tiratura in edicola, escluso lo strillonaggio e la vendita di blocco. Per le testate locali la percentuale di copie sale al 35%. I principi basilari della nuova disciplina dei contributi sono rivisti quindi in un’ottica di trasparenza e di professionalità, secondo l’inquadramento professionale dei dipendenti. Si ricorda che sono previsti nel decreto ora convertito anche sconti sulle tariffe postali per l’editoria non profit.
La paura dell’inapplicabilità – Ma all’orizzonte ci sono problemi per questa norma di largo respiro: la legge sarebbe sprecata se non verrà prevista un’adeguata copertura di fondi, in quanto per ora sono stati stanziati solamente 57 milioni di euro.
Le caratteristiche – Il provvedimento è stato elaborato e messo a punto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Paolo Peluffo, e riguarda i requisiti d’accesso ai contributi pubblici nell’ambito dell’editoria. Numerose sono state le novità introdotte. Ne elenchiamo brevemente i punti più importanti.
Testate giornalistiche online – Da adesso in poi anche i giornali online potranno beneficiare dei contributi pubblici, previa verifica di alcuni requisiti. Alla stampa digitale sono dedicati gli articoli 3 e 3bis, ai quali dovranno però seguire una serie di disposizioni in materia che vadano a definire le differenze tra i giornali “tradizionali” e quelli “digitali”. Per ottenere i finanziamenti la testata dovrà essere accessibile online anche gratuitamente e garantire informazioni quotidiane con almeno dieci articoli al giorno. I contributi per la pubblicazione poi, saranno erogati per il 70% dei costi sostenuti, e per 0,10 euro per ogni copia digitale se viene venduta in abbonamento.
Significato di testate digitali – Vengono considerate testate digitali quelle che presentano determinate caratteristiche: prima tra esse un sistema di gestione di spazi pubblicitari, la possibilità di inserire commenti e la previsione della registrazione e della moderazione, così come la possibilità di distribuzione anche su dispositivi mobili quali smartphones e tablet.
I requisiti – Rispetto al testo che era stato approvato dal Consiglio dei ministri sono state previste delle modifiche che hanno portato alla definizione dei requisiti di accesso ai contributi in modo da essere più selettivi. Dal prossimo anno quindi, i giornali dovranno vendere almeno il 25% delle copie di tiratura in edicola, escluso lo strillonaggio e la vendita di blocco. Per le testate locali la percentuale di copie sale al 35%. I principi basilari della nuova disciplina dei contributi sono rivisti quindi in un’ottica di trasparenza e di professionalità, secondo l’inquadramento professionale dei dipendenti. Si ricorda che sono previsti nel decreto ora convertito anche sconti sulle tariffe postali per l’editoria non profit.
La paura dell’inapplicabilità – Ma all’orizzonte ci sono problemi per questa norma di largo respiro: la legge sarebbe sprecata se non verrà prevista un’adeguata copertura di fondi, in quanto per ora sono stati stanziati solamente 57 milioni di euro.





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