domenica, 21 dicembre 2014

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15 maggio 2012

Difendersi… in tintoria

Le controversie tra tintori e consumatori sono frequenti. Ecco come non restare a secco di difese

Di sicuro portare i propri capi in lavanderia è una gran comodità. A volte però, andando a ritirare i nostri panni, può capitare di trovare brutte sorprese, come abiti danneggiati dal tintore o addirittura smarriti. Per evitare che questo avvenga, o per muoversi al meglio in situazioni di questo tipo, ecco cosa fare.

Al momento della consegna - Innanzitutto, quando portiamo dei capi in tintoria, controlliamo che abbiano, ciascuno, due etichette: una relativa alla natura della fibra, l’altra con le indicazioni su lavaggio e stiratura; è importante chiedere al tintore di attenersi ad esse, altrimenti dovrà rispondere di eventuali danni. Nel caso in cui l’etichetta con le istruzioni di lavaggio manchi, è il tintore che deve proporci il trattamento idoneo, comunicandoci subito l’eventuale possibilità di rischi: a quel punto sta a noi dare o meno l’assenso al lavoro. Ma la cosa senz’altro più importante è esigere una ricevuta in cui siano elencati e descritti gli abiti che il tintore prende in custodia; questo servirà, in caso di smarrimento, a dimostrare quanti e quali capi avevamo lasciato in lavanderia. Possiamo anche far segnare sulla ricevuta che i capi consegnati erano integri, senza strappi o buchi. Controlliamo sempre in anticipo il listino prezzi, per evitare brutte sorprese al momento del ritiro e non paghiamo mai in anticipo.

Al momento del ritiro - Quando torniamo in tintoria a ritirare i nostri vestiti, innanzitutto controlliamo che nessun capo sia stato smarrito. Poi concentriamoci sui particolari (bottoni, occhielli, cinture e chiusure lampo) e verifichiamo se le macchie sono andate via: in caso contrario, chiediamo al tintore di ripetere il lavaggio (nessun bravo negoziante rifiuterà di farlo). Se invece è accaduto che i bottoni del nostro abito si sono disciolti nel lavaggio a secco, o che dove campeggiava una bella macchia ora c’è un bel buco, dobbiamo reclamare immediatamente. C’è da considerare, tuttavia, che in caso di danneggiamento del capo le ipotesi sono due. La prima: il tintore ha rovinato il capo perché le indicazioni di lavaggio in etichetta erano inesatte; in questo caso non sarà lui a rispondere del danno, ma chi ce lo ha veduto, che dovrà provvedere al rimborso o alla sostituzione del capo, in base alla Legge n.84 del 2006 (“disciplina dell’attività professionale di tintolavanderia”): sembra una cosa utopistica, ma è assolutamente un nostro diritto. Seconda ipotesi: il tintore ha danneggiato il capo per una sua negligenza; in questo caso spetterà a lui risarcirci. Ovviamente dimostrare che la colpa è sua non sempre è cosa semplice: ricordiamoci, quindi, di rivolgerci soltanto alle lavanderie con copertura assicurativa (ce ne sono tantissime!), in modo che la verifica degli eventuali danni venga effettuata da un perito specializzato.

Ottenere il risarcimento - Sia nel caso di smarrimento di un capo, sia nel caso di danno irreparabile, bisogna mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla lavanderia in questione, descrivendo abito e danno. Alleghiamo una copia della ricevuta rilasciataci al momento della consegna dei capi in tintoria. Ricordiamoci di fare questa denuncia entro 8 giorni dal ritiro del capo, altrimenti il diritto al risarcimento decade, come previsto dall’art. 2.226 del Codice civile. Non aspettiamoci il rimborso dell’intero valore del capo, ma solo del suo valore reale, valutato in base a quando è stato comprato (cioè a quanto è “vecchio”), all’usura e all’eventuale possibilità di riutilizzarlo nonostante il danno che ha subito. Teniamo conto che, a prescindere dall’usura del vestito, esso subisce un deprezzamento del 20% l’anno.

Con la gentilezza si arriva lontano - In ogni caso, la cosa giusta da fare è cercare un accordo bonario con la lavanderia: sono cose che possono capitare a chi lavora! Ricordiamoci che le macchie impossibili esistono, anche perché alcuni nuovi tessuti presentano grandi difficoltà di manutenzione, e che il servizio di stiratura offerto dalle lavanderie a servizio rapido ha dei limiti.
Un ultimo consiglio: informiamoci se nella nostra città ci si può avvalere della procedura di conciliazione concordata tra associazioni dei pulitintori e associazioni dei consumatori (come Federconsumatori, Altroconsumo, etc.): in questo modo potremo sottoporre la controversia a una commissione mista di rappresentanti dei consumatori e dei tintori, che risolverà la questione in tempi brevi e senza spese giudiziarie (che, spesso, superano il valore del capo danneggiato).
Autore: Linda Giordano

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